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Il lato positivo. Ovvero, tranquilli: il meglio è passato!

 
Quando ero piccola, sognavo di diventare come la Callas.
E non per la voce.
Ma per i vestiti e le luci del palco. 
 

Crescendo, accettata la tombola dei talenti della vita, avvicinai le mie aspirazioni alla realtà, visualizzandomi, da grande, comparsa alla Scala di Milano: i plus del grande palco – riflettori e bei vestiti – senza i minus dell’obbligo a una prestazione al di sopra delle mie capacità.

Scoperto il budget riservato alle produzioni cinematografiche, il potere di photo-shop e il grande credo che nella vita non serve talento, ma faccia di bronzo, infine, ho dedicato un paio di anni buoni della mia vita a desiderare che per il compleanno mi regalassero il ruolo da comparsa in qualche grande film hollywoodiano. Possibilmente accanto a un Bruce Willis prima maniera, alla Moonlighting, che si sarebbe, ovviamente e inevitabilmente innamorato perdutamente di me. 

Ciò che proprio non mi aspettavo, né caldeggiavo, era di risvegliarmi, da un giorno all’altro, senza manco bisogno di una stella cadente, in un remake alquanto scadente di Armageddon, in cui non ci sono (ancora) armi con le quali combattere, in cui non si sa bene nemmeno come combattere e in cui, soprattutto, mancano a 360° i bicipiti di Bruce.

È il 18 marzo 2020, e nessuno di noi può cambiare canale. E quello che offre il palinsesto è un reality su un altro pianeta in cui le cose si fanno in un altro modo. 
 

La mattina non senti più le urla dei tuoi nipoti che vengono trascinati a scuola, perché restano a casa: si collegano a classi virtuali dove  professori analogici cercano di diventare digitali all’improvviso.

Non vai più in ufficio, perché è chiuso, quelli che possono continuano a lavorare da casa col computer, ma mica tutti i lavori si possono fare in smart working

Si riscopre il fatto di mangiare a casa, un pasto cucinato in famiglia invece del panino o della tavola calda con i colleghi. 

E’ saltata all’improvviso tutta la sharing economy, l’economia della condivisione, chi affitta una stanza ad Airbnb ad uno sconosciuto? O condivide un auto?
E, però,da un certo punto di vista non abbiamo mai condiviso emozioni e stati d’animo come in questo momento. 

Stati d’animo, che diciamocelo, oscillano tra il depresso, il disilluso e il disperato.

In molti casi, a prevalere, è il prossimo ad essere-separato, che la convivenza forzata con compagne/i, mogli/mariti e figli, a cui quasi nessuno era abituato, è forse uno dei fattori più scardinanti di questo mondo cambiato.

Che Tutti insieme appassionatamente, fosse una cagata pazzesca è chiaro fin dalla sua uscita nel 1965. Ma che gli effetti dello “stiamo sempre insieme inevitabilmente ” avrebbero compreso il mettere a dura prova la tenuta di molte famiglie c’ha messo un po’ di più ad apparire.

Dopo anni di “stiamo più con i nostri colleghi che con la nostra famiglia” il leitmotiv vigente è sfortunato chi se la piglia: secondo quanto riporta il quotidiano Global Times, sembra infatti che la prossima epidemia cinese in arrivo sia quella delle richieste di scioglimento dei matrimoni, in forte crescita, al punto che a Xi’an e in altri distretti (come quello di Yanta) si registrano sportelli intasati di pratiche e di persone in attesa di separazione e divorzio. 
 
Non appena potremo uscire di casa, insomma, in molti fornicheranno di più.
Che è sicuramente un modo come un altro per rinsaldare l’umanità e la vicinanza tra le persone. 



E, se serve un ulteriore esercizio per pensare in maniera positiva, possiamo sempre provare a concentrarci sul fatto che questa dell'isolamento è una opportunità per avere più tempo per noi, per fare molte cose che gli spostamenti e le continue interruzioni hanno reso a lungo difficili se non impossibili.

È sempre stato così.
Dopotutto Shakespeare ha scritto le sue tragedie (guarda a caso) migliori in isolamento, durante una pestilenza: non dobbiamo mai dimenticare che i periodi di crisi e i disastri in generale fanno uscire fuori il meglio delle persone.  O quanto meno impediscono al resto del mondo di vederne il peggio.

Hai sempre rimandato la tua iscrizione in palestra per colpa del troppo lavoro?
Dimentica il senso di colpa: non è che oggi non vuoi, oggi (domani, dopodomani…), insomma quando proprio vorresti tanto e sai che insomma, faresti la differenza, non puoi. 

Non dovendoti iscrivere in palestra non necessiti di un certificato di sana e robusta costituzione. Il che significa che non dovrai umiliarti di fronte a un medico che già al buongiorno ti ha classificata come senza speranza, che sa di doverti dare il suo benestare perché stai pagando ma, domanda dopo domanda, non fa che intaccare perfidamente la tua autostima. Puoi mentire su peso. Numero di alcolici assunti alla settimana. Giorni di attività mensili. Virtualmente sei Wonder Woman. Non a caso giri ormai in mutande per i ¾ della tua giornata.

Puoi dormire di più. E dormire è fantastico. Tranne nel momento in cui ti svegli e ti ricordi dell’accaduto.

Puoi leggere una ventina di volte al giorno SE di Kipling, che è molto bella ed è quasi un manuale di autosostegno con la differenza che riesce pure a farti passare per intellettuale.

Anche se il dare valore ad ognuno dei suoi sessanta secondi diciamocelo, non è che convinca fino in fondo, e la storia dell’essere un Uomo tiri in ballo potenziali recriminazioni infinite su maschilismo e cultura patriarcale.
Inoltre, ammettiamolo, è un po’ difficile considerare questo disastro alla stregua di un successo, anche perché, a meno che tu non sia un premio Nobel, di successi che possano pareggiare le cose un domani difficile averne
Ad ogni modo puoi costringere cuore, nervi e muscoli (per quanto pochi) a servire i tuoi scopi come un soldato della prima guerra mondiale, o uno della giungla, o qualunque cosa fosse Rudyard Kipling.
Almeno nessuno ha ancora intenzione di spararci e non dobbiamo strafare. 

Guarda il lato positivo:

  1. Con la ciccia accumulata in queste settimane, la prossima dieta ti sembrerà iper efficace perché si sa, sono i kg davvero di troppo quelli che si tolgono prima. 
  2. Ai capelli farà bene non essere lavati, cosa che non avresti mai potuto fare nella tua esistenza normale perché saresti stata troppo spettinata per uscire.

     

  3. A causa della crisi finanziaria non potrai ricadere in alcuna sindrome di shopping compulsivo e ti trasformerai in una di quelle utenti sostenibili che possono affermare con orgoglio di essere impegnate ad aiuterai il pianeta. 
  4. Con la tecnologia ci sono molti modi in cui possiamo ancora interagire senza che sia necessaria una presenza fisica.

     

  5. Anche quando le cose sembrano andare male, può ancora verificarsi un’illuminazione.

Nel mentre però, potrebbe essere utile riconnettersi al mondo con alcune piccole interazioni.

Ad esempio aiutando una startup di noleggio abiti.

Acquistando una gift card in promozione, per dire.

Sapendo che tanto dura un anno.

E sapendo che, in fondo, quando arriverà il tempo di uscire di casa il tuo guardaroba sarà drammaticamente fuori moda.
E che non avrà senso sostituirlo con uno nuovo perché, si sa, non ci sono più le mezze stagioni.

Considerando, per finire, che l’abito non fa il monaco, ma se continui a girare in pigiama come stai facendo, ed essendoci già portati avanti con la clausura, il rischio di diventare monaca non è mai stato più concreto. 

 
 

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